Sei finanziamenti europei per la mobilità sostenibile a Torino: interventi ben realizzati ma non mancano i problemi

Il 21 maggio si è concluso il laboratorio degli studenti dell’Università di Torino inserito all’interno del progetto per il monitoraggio civico dei fondi europei per l’ambiente in Italia promosso da Monithon e Lunaria, co-finanziato dalla Direzione Generale per la Politica regionale e urbana della Commissione Europea e il supporto della Città metropolitana di Torino, Europe Direct Torino e dell’iniziativa OpenCoesione del Dipartimento per la Coesione della Presidenza del Consiglio. L’evento conclusivo, ospitato sulla piattaforma WebEx dell’Università ha permesso agli studenti di incontrare le autorità e di ascoltare le loro posizioni in merito alle possibilità offerte dal monitoraggio, come dimostrato dal laboratorio.

Un’esperienza formativa non solo per gli studenti – impegnati nel monitoraggio di sei progetti finanziati dall’Unione Europea sul territorio di Torino -, ma anche per gli amministratori che hanno presenziato all’evento conclusivo durante il quale i ragazzi hanno esposto i risultati dei loro monitoraggi, sottolineandone le mancanze.

L’attività di monitoraggio ha consentito agli studenti di andare sul campo a verificare lo stato di avanzamento dei progetti – selezionati tramite la mappa interattiva Project Finder messa a disposizione da Monithon –, cosa che gli ha permesso anche di incontrare i residenti, destinatari dei progetti finanziati, e dunque constatare il reale impatto che essi hanno sulla vita dei cittadini. Ciò che fondamentalmente è emerso nel corso del progetto è stato che, per quanto utili e ben realizzati, gli abituali fruitori dei progetti lamentano mancanze, non solo dovute alla poca manutenzione, ma proprio alla realizzazione degli stessi, che non sempre rispondono esattamente alle necessità dei beneficiari.

Dopo la prima fase di “sopralluogo”, gli studenti hanno poi contattato gli amministratori pubblici responsabili del PON Metro per chiedere delucidazioni in merito alle carenze riscontrate. Questo ha quindi permesso di aprire una sorta di tavola rotonda non solo sul tema del monitoraggio civico – strumento utilissimo nel monitoraggio della gestione dei fondi – ma anche sull’importanza del coinvolgimento dei cittadini in tutte le fasi del progetto per una migliore riuscita del progetto stesso.

 

Clicca per leggere i 6 report di monitoraggio civico!

 

 

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Cristina Scarasciullo

Contributor

Classe ’97, studentessa di Comunicazione Pubblica e Politica all’Università degli Studi di Torino. Cittadina del mondo con la Puglia nel cuore e uno zaino sempre pronto per nuove esperienze. Tanti interessi diversi che in comune hanno però la passione per la scrittura.

Il gruppo “Health Workers” racconta difficoltà e successi del monitoraggio civico all’ospedale di Potenza

Freschi della vittoria al contest nazionale ASOC Experience, le ragazze e i ragazzi del team di monitoraggio civico Health Workers condividono i “dietro le quinte” del loro lungo e perseverante monitoraggio civico dei lavori di adeguamento sismico dell’ospedale di Potenza. Già da alcuni mesi volevamo carpire i loro segreti – primo tra tutti come avevano fatto a ottenere un’intervista al Ministro della Salute Roberto Speranza – e il 28 maggio li abbiamo incontrati, in collegamento dal liceo Galilei di Potenza.  Ne è nata una piacevolissima chiacchierata sulle loro difficoltà, sui loro suggerimenti e sull’impatto che hanno generato nella loro comunità.

In fase di progettazione fin dal 2007 e finanziati dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2007-13, i lavori all’ospedale oggi non sono ancora partiti. Tutti i dettagli sono riportati nel loro primo report di monitoraggio civico di marzo 2020, successivamente arricchito con nuove interviste esattamente un’anno dopo, a marzo 2021. Gli studenti, motivati dall’importanza del progetto per la loro comunità – soprattutto in tempi di COVID-19 – hanno fatto di tutto per scoprire su quali procedure amministrative il progetto si era incagliato, studiando i documenti e riuscendo a intervistare tutti i soggetti responsabili, dal Ministro in giù. Un monitoraggio complicato non solo dalla pandemia, ma anche dalla necessità di entrare nel merito dei complessi processi decisionali delle varie amministrazioni coinvolte, bloccate anche dai numerosi ricorsi ricevuti nel corso delle procedure di appalto.

Tre cose ci hanno colpito:

  1. Anche per dei ragazzi delle scuole superiori – in questo caso supportati non solo insegnanti ma anche dall’ISTAT – è possibile presidiare in maniera molto efficace un progetto ancora “sulla carta”, che ancora non si può filmare né fotografare, continuando nel tempo a seguirne gli sviluppi.
  2. Hanno avuto una straordinaria capacità di mobilitare la cittadinanza locale e di agire – parole loro – da “cassa di risonanza” pungolando le amministrazioni per sbloccare definitivamente i lavori. Questo è un esempio di tanti casi in cui gli studenti non si limitano ad aumentare la propria consapevolezza – e quella della loro comunità – sull’uso dei fondi pubblici, ma si mettono in gioco per chiedere un cambiamento.
  3. Confermando quello che spesso vediamo in diverse occasioni (non ultima, il dibattito sui risultati dei progetti di mobilità sostenibile a Torino con la Commissione Europea, il PON Metro e la Città di Torino), i ragazzi dicono che “non è stato difficile” ottenere le interviste e coinvolgere i responsabili. Un motivo in più per partecipare a iniziative di monitoraggio civico così strutturate, che portano ad un confronto basato sulle evidenze, che interessa anche gli enti programmatori e attuatori delle politiche pubbliche. Non ci sono scuse!

Vediamo ora se alle promesse che i lavori inizieranno “entro pochi giorni”, seguiranno i fatti.

Eccoli suddivisi per ruolo:
Project manager: Santoro Irene, Telesca Laura
Coder: Masi Irene, Sarangelo Dina, Triunfo Katrin
Social Media Manager: Del Gaudio Marineve, Giorgio Giulia, Lomonaco Vincenzo 
Designer: Claps Antonio, Corbo Vito, D’Aloia Eliana
Storyteller: Buono Amanda, Di Lillo Federica, Mecca Ilenia
Analisti: Placella Giacomo, Sabato Vittoria, Triunfo Tonia
Blogger: Giorgio Elena, Fasano Matteo, Romano Maria
Scout: Lancellotti Teresa, Pagliuca Matteo, Russillo Lorenzo
Tutor: Prof. Maria Rosaria Sabina

Dagli ASOC Talk esperimenti di dialogo informato tra cittadini e istituzioni

Abbiamo avuto il piacere di assistere ad alcune sessioni degli ASOC Talk, una nuova iniziativa di A Scuola di OpenCoesione (ASOC), grazie a cui numerose scuole italiane, premiate nella passata edizione, hanno avuto l’opportunità di incontrare rappresentanti ed esperti delle istituzioni europee, nazionali e regionali.

Gli incontri, riservati ai ragazzi e ai rappresentanti istituzionali, si sono svolti tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, e sono stati registrati e successivamente pubblicati sul canale YouTube di ASOC.

Ogni incontro ha riguardato un tema specifico, come le politiche per i trasporti, l’ambiente o la cultura. Sulla base del tema e della regione dei gruppi di monitoraggio, il team di OpenCoesione ha invitato rappresentanti delle specifiche Amministrazioni regionali, dirigenti ed esperti tematici delle amministrazioni nazionali responsabili delle politiche di coesione, un rappresentante del Senato e della Commissione Europea.

La formula ha previsto un’iniziale presentazione delle ricerche da parte degli studenti, seguita da una serie di domande che i ragazzi hanno posto alle istituzioni e che hanno precedentemente anticipato.

La qualità del dibattito è stata influenzata, come ci si può attendere, dalla specificità delle domande poste e dalla capacità di studenti e insegnanti di sfruttare al meglio le competenze degli interlocutori. Le domande più “a fuoco” hanno riguardato, ad esempio, la programmazione delle politiche di coesione e l’attuazione del progetto monitorato o di altri progetti con caratteristiche simili, per le quali gli esperti delle amministrazioni hanno potuto fornire risposte specifiche basate sulla loro esperienza.

Uno dei dialoghi più interessanti è stato quello del 22 Ottobre e ha riguardato la costruzione di infrastrutture di trasporto.

Il gruppo Change Point, ad esempio, ha presentato l’indagine di monitoraggio di questa primavera e ha chiesto conto alla Regione Sardegna della sospensione del progetto monitorato, cioè la realizzazione di circa 20 infrastrutture di ricarica elettrica nell’area di Alghero. La risposta del rappresentante regionale ha colpito per trasparenza e disponibilità a condividere i problemi registrati in fase di attuazione, che nello specifico hannno riguardato problemi di governance tra governo regionale e enti locali in una fase di transizione politica.

Il dialogo si è poi spostato dal singolo progetto a più generali problematiche nella realizzazione degli interventi infrastrutturali, che affliggono il nostro paese da decenni. La semplice domanda “Perché i progetti si bloccano?” ha dato spunto a numerose riflessioni sulla dilatazione dei tempi tra programmazione e realizzazione, sulle cause più frequenti dei ritardi e dei blocchi amministrativi, e sulle soluzioni da mettere in campo.

Nulla di nuovo, forse, per gli addetti ai lavori. Ma si tratta di un grande passo in avanti nella condivisione con la cittadinanza, che, grazie all’acquisita consapevolezza, può non solo aumentare la pressione affinché le migliori soluzioni siano effettivamente messe in campo, ma anche fornire spunti nuovi e inaspettati su come migliorare l’efficacia dei progetti nei propri territori.

In conclusione, l’esperimento, a nostro parere, può dirsi riuscito. Il clima di collaborazione e la positiva “scoperta” di pratiche di partecipazione civica da parte di alcuni rappresentanti istituzionali fanno ben sperare per un rafforzamento di questo dialogo negli anni a venire. E’ un approccio molto in linea con gli obiettivi di Monithon: capire fino in fondo i problemi e le dinamiche che li hanno generati, cercare il dialogo non solo con i referenti politici ma anche gli esperti e i responsabili amministrativi, proporre soluzioni nell’ottica di risolvere le criticità in modo collaborativo. E’ un approccio che, a nostro parere, fa crescere la consapevolezza civica, la fiducia, il capitale sociale dei nostri territori e che è potenzialmente in grado di aiutare le nostre istituzioni a fare meglio.  L’esito dipende, naturalmente, da se e fino a che punto le istituzioni sono disponibili a dialogare!

In questo senso, un rafforzamento degli spazi di collaborazione tra i protagonisti del monitoraggio civico e i responsabili istituzionali potrebbe incanalare i risultati delle ricerche sul campo nel più ampio dibattito su come programmare meglio i fondi a disposizione, e realizzarli più efficacemente. Decisioni pubbliche basate su questo tipo di dialogo informato portano a migliori politiche. Il dialogo che occorre però è paritario, sistematico, continuativo, prevede ascolto e replica, la condivisione dei dati e delle evidenze, e necessita che le istituzioni si “tolgano le protezioni”, impegnandosi in un cambiamento culturale del quale gioverebbe la collettività intera.

La storia infinita di Cagliari e della sua pista sul mare

L’associazione Sardinia Open Data, in occasione dell’International Open Data Day del 22 febbraio scorso, ha partecipato alla giornata Monithon 2014 organizzando una passeggiata civica per monitorare la pista ciclo-pedonale di Su Siccu, a Cagliari.

Qui trovate il nostro report di monitoraggio civico con tutti i dettagli.

Il monitoraggio è stato fatto con l’intento di verificare, in rete e sul campo, i motivi per i quali per costruire una pista di 620 metri ci siano voluti circa undici anni. Il mapping party svoltosi in contemporanea, una passeggiata con gps e taccuino alla mano per registrare punti di interesse e geolocalizzarli su OpenStreetmap, ci ha permesso di accertare la presenza dei servizi accessori utili ai cittadini per una pratica fruizione del nuovo spazio pubblico.

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Su Siccu è una località di costa cagliaritana situata tra il molo Ichnusa ed il molo “pennello di Bonaria”; dalla sua passeggiata è possibile ammirare uno splendido scorcio del Golfo di Cagliari da una parte, ed il santuario di Bonaria con la sua imponente scalinata, dall’altra.
La pista in questione costeggia un parco alberato e qui, nel periodo di libera pesca dei ricci (novembre-maggio), vengono posizionati i chioschetti dei ricciai, piccoli ristoranti il cui menù propone unicamente: ricci freschi, pane e vermentino.

Per molti anni la zona è rimasta in uno stato di abbandono. Ora la sua riqualificazione è parte del programma integrato per lo sviluppo urbano e la mobilità ciclabile, pedonale e pendolare nell’Area metropolitana di Cagliari.

La storia della pista ciclo-pedonale di Su Siccu inizia nel 2003 con la giunta Delogu, quando viene firmato un accordo per l’abbattimento del muro che separava il molo Ichnusa dal molo Garau, sul quale gravava una servitù militare. A seguito dell’abbattimento nel 2005, la zona viene ceduta al demanio civile nel 2006 e nello stesso anno iniziano i lavori di costruzione della pista, la pavimentazione viene ammodernata e si progettano i
nuovi spazi; nello stesso anno viene costruito anche il camminamento in legno in prossimità del molo Ichnusa di fronte all’Ammiragliato della Marina Militare.

I due percorsi sono quasi pronti ma il progetto viene bloccato e la zona rimane recintata e inaccessibile al pubblico fino al 2012. In quell’anno si riparte con le gravose rifiniture che interesseranno l’intero percorso a causa dell’abbandono dei sei anni precedenti.

L’8 ottobre 2013 la pista è pronta! Viene inaugurato il tratto ciclabile in terra compattata che corre lungo il parco e quello pedonale che costeggia il mare, qualche mese più tardi il 27 gennaio 2014 viene aperto al pubblico anche il camminamento in legno, che era stato reso inservibile da intemperie e salsedine.

Dopo undici anni il progetto della pista sul mare vede finalmente la luce ed i cittadini si possono riappropriare di uno spazio pubblico.
L’itinerario paesaggistico in cui si inserisce la pista di Su Siccu è infatti uno tra i più suggestivi della città: un percorso ciclo-pedonale che dal centro di Cagliari corre lungo il canale Terramaini fino al cuore del parco naturale regionale Molentargius-Saline e da qui raggiunge la spiaggia del Poetto, che molto presto avrà una pista ciclo-pedonale tutta sua.
Il valore della pista di Su Siccu è rilevante dal punto di vista turistico e naturalistico, ma giova anche alla mobilità cittadina. Si tratta di un tassello di un ben più ampio progetto di collegamenti e piste che ci auguriamo vedano la luce al più presto ed in tempi certi. Con la qualifica quanto mai prossima di città metropolitana, su Cagliari ed il suo hinterland circoleranno un numero sempre più ingente di persone che, vivendo nei suoi centri e transitando nelle sue strade, porranno le istituzioni di fronte alla necessità di offrir loro trasporti pubblici ancora più capillari ed efficienti.

Il disagio della cittadinanza, ciclistica e non, è emerso dal monitoraggio rispetto all’impossibilità di vivere per così tanti anni uno spazio pubblico in pieno centro città. La poca chiarezza da parte degli amministratori ha fatto il resto, dirottando l’opinione comune sulla solita idea che i soldi pubblici a tutto servono meno che ai servizi di pubblica utilità.

Sardinia Open Data nel corso del Monithon ha potuto ascoltare le voci dei ciclisti cagliaritani che, pur riconoscendo il buon risultato finale dei lavori, ancora non si spiegano le lungaggini ed i troppi fondi consumati in questi undici anni dalle varie istituzioni che se ne sono occupate. Come ci spiega Kevin Legge (Cagliari Città Cliclabile) nella chiacchierata che ci ha concesso, la città che vorrebbero è più attenta a ciclisti, pedoni ed automobilisti ma si rendono anche conto che sono proprio queste categorie, spesso, a mancarsi di rispetto vicendevolmente.

Insomma, la questione interessa tutti! In una città che attende impaziente il verdetto sulla candidatura a capitale della cultura del 2019 la coscienza civica è imprescindibile affinchè la Cagliari del futuro sia costruita con le idee e le mani di tutti.

Monithon Museo Egizio di Torino: appunti e riflessioni

Pubblichiamo qui appunti e riflessioni della community di Monithon Piemonte che, a partire dalla maratona di monitoraggio del 22 febbraio, ha iniziato ricerche e approfondimenti che hanno portato al primo Report di monitoraggio civico sul progetto di riqualificazione del Museo Egizio di Torino.  Da questa prima esperienza si parte per un’avventura di un gruppo di cittadini che vivono il monitoraggio civico come un modo per integrare con il loro punto di vista le valutazioni ufficiali delle amministrazioni .

Questa è una storia che parte da lontano e che coinvolge un gruppo di persone accomunate da una serie di parole chiave: sviluppo locale, progettazione partecipata, formazione, sensibilizzazione, trasparenza, risorse pubbliche, open data e lavoro di rete. Ognuno nel suo lavoro si rendeva conto (e continua, purtroppo, a farlo), in maniera crescente, del peso sempre più leggero che veniva dato alla valutazione e al monitoraggio dei progetti, dei processi e delle politiche, quasi fossero aspetti accessori. E ognuno di noi era (ed è) invece consapevole del fatto che valutazione e monitoraggio (prima, dopo e durante) sono parte integrante dei progetti perché contribuiscono alla definizione di esigenze ed obiettivi, alla loro eventuale rimodulazione nel tempo; perché sono uno strumento di garanzia rispetto all’uso delle risorse e non solo dei tempi e delle azioni; perché costituiscono la base per l’evoluzione di un progetto/politica/processo; perché forniscono informazioni su come si sta lavorando e come si è lavorato, informazioni basilare per gestire ed impostare nuovi percorsi di lavoro.

La volontà di provare a stimolare un cambiamento (o, per quelli più ottimisti o ambizioni, di produrre un cambiamento) e il contatto con il gruppo di Monithon e OpenCoesione è stata la scintilla che ha innescato la volontà di avviare ragionamenti e confronti (e qualche volo pindarico) sulla costituzione di un gruppo di Monithon piemontese.

A questo punto la voglia di fare (e la scadenza del 22 febbraio) ha consentito di accelerare i tempi e così si è deciso, in primo luogo, di definire su quale ambito concentrarci: i beni culturali. La cultura è un settore economico, che produce utili e genera occupazione e nonostante in Italia vi sia un patrimonio storico, architettonico e culturale immenso, spesso viene considerato dai decisori, dai media e dai cittadini solo un costo, un settore inutile all’economia e alla nostra vita.

Definito l’ambito abbiamo cercato un progetto da monitorare che rispondesse a tre criteri principali:

  • doveva ricadere sulla città di Torino
  • doveva interessare un bene con valenza internazionale
  • doveva essere un progetto in corso

Consultando il portale OpenCoesione l’attenzione è inevitabilmente caduta sul Museo Egizio di Torino e il suo progetto di “rifunzionalizzazione, ampliamento, restauro e messa in sicurezza del Museo”: torinese, indubbiamente di valenza internazionale e la cui fine lavori prevista era ad un anno circa dal Monithon del 22 febbraio (cfr. scheda progetto su OpenCoesione).

A questo punto l’obiettivo è stato duplice: informare ed aggregare persone interessate ad un monitoraggio civico su questo progetto (usando canali personali, twitter, il sito di Monithon, ecc.) e organizzare la giornata con un incontro con i referenti del progetto seguito dalla visita al Museo.

E dopo?

Conclusasi la giornata di monitoraggio (per la descrizione puntuale degli esiti del Monithon sul progetto del Museo Egizio si rimanda al report di monitoraggio) una serie di riflessioni e pensieri sono scaturite nel corso del momento di confronto post monithon, riflessioni e pensieri così sintetizzabili:

  • L’importanza di imparare a “raccontare” i fondi pubblici. Nella nostra esperienza al Museo Egizio, confermata dalla nostra esperienza professionale e non, è emersa in maniera chiara la difficoltà dei soggetti/enti destinatari di finanziamenti pubblici a raccontare come usano i fondi pubblici, cosa implica l’accesso ai fondi pubblici (in termini di iter, di requisiti, di controlli, ecc.). L’attenzione viene spesso posta esclusivamente sul dettaglio progettuale dell’intervento (fasi, tempi, singole azioni) senza riuscire a collocare la progettualità in una dimensione più ampia come quella della linea di finanziamento alla quale si è avuto accesso. Questa condizione costituisce un fattore di criticità. Una criticità rispetto alla corretta informazione sui progetti. Una criticità rispetto alla valorizzazione del ruolo dei finanziamenti pubblici, delle risorse pubbliche. Una criticità rispetto al senso di responsabilità nell’uso e nel rispetto dei fondi pubblici. Bisognerebbe pertanto, a nostro avviso, definire dei criteri di comunicazione che, accanto ai loghi dei soggetti che finanziano, forniscano indicazioni puntuali ai destinatari dei finanziamenti su quali sono gli elementi funzionali ad una corretta presentazione del progetto, tra cui anche l’obiettivo alla base dell’asse di sviluppo che finanzia l’opera o parte di essa.
  • Sensibilizzare e formare. Il gruppo di Monithon Piemonte è un gruppo eterogeneo per competenze, interessi, professionalità, genere ed età e questa caratteristica ha rappresentato una risorsa importante nel rileggere la giornata perché è stato chiaro, fin da subito, che l’attività di monitoraggio civico, per essere efficace, non solo deve essere accuratamente preparata, ma deve mettere in grado chiunque voglia parteciparvi e/o organizzarlo di avere le informazioni per farlo. Gioca quindi un ruolo strategico la scheda di monitoraggio che deve divenire un vero e proprio strumento di lavoro in grado sia di orientare l’organizzazione della giornata, sia di specificare le informazioni “importanti” che devono essere raccolte, informazioni che possono sembrare “scontate ed immediate” per gli addetti ai lavori (allenati a vedere subito errori sui loghi, nella comunicazioni, nel racconto delle risorse economiche, ecc.) ma che costituiscono patrimonio da apprendere per i “non addetti ai lavori”.

In questa prospettiva un visita di monitoraggio deve consentire, a nostro avviso, di perseguire, in sintesi, i seguenti obiettivi:

  1. monitorare un progetto nel dettaglio, raccogliendo tutte le informazioni strategiche per valutare il ruolo del finanziamento pubblico
  2. sensibilizzare, dando indicazioni sugli aspetti sui quali porre l’attenzione quando si visita un luogo, un progetto (e parallelamente quando si costruisce un progetto, una politica, ecc.
  3. informare e formare coloro che fanno il monitoraggio rispetto agli elementi che devono caratterizzare un finanziamento pubblico, anche in termini di comunicazione e racconto
  4. rendere consapevoli rispetto al valore aggiunto dell’attività di monitoraggio per se stessi, per gli altri e per il progetto
  5. fornire indicazioni su accorgimenti da prendere in considerazione quando si pensa, imposta, realizza e racconta un progetto
  6. suscitare interesse a continuare. L’esperienza di monitoraggio civico ci è piaciuta, e per alcuni si può parlare di vero e proprio entusiasmo, soprattutto per coloro che per professione o cercano di valorizzare le risorse pubbliche e/o trovano negli opendata un fattore strategico. E quando ci si entusiasma, quando si ha l’impressione che la cosa fatta possa essere un piccolo contributo al cambiamento, in positivo, spesso succede di voler continuare, di creare sinergie, di provare a lasciar libero sfogo (o quasi) ai progetti nel cassetto.

E questo clima, questa volontà è emersa in maniera chiara nell’incontro “post monithon” nel corso del quale si è deciso di continuare il lavoro di monitoraggio in particolare sui beni culturali, di continuare a collaborare con Monithon nel definire strumenti di monitoraggio sempre più specifici in funzione dei diversi progetti da monitorare e di provare ad avviare ragionamenti su come amplificare questa esperienza con il diretto coinvolgimento delle scuole.  Abbiamo provato a rimodulare la scheda di monitoraggio standard per rispondere  alle esigenze di monitoraggio civico sui musei ed ne abbiamo testato l’efficacia proprio durante il monithon del Museo Egizio (qui la scheda di monitoraggio dei servizi museali testata il 22 febbraio a Torino).

Forse non tutto sarà immediato, visibile da subito, ma una cosa è certa, la voglia di lavorare su questo tema è divenuta il principale fattore che ci accomuna oltre il fatto di condividere la massima di Bette Reese “Se sei convinto di essere troppo piccolo per essere efficace, allora non ti sei mai trovato nel letto con una zanzara“.

Gruppo Monithon Piemonte

piemonte@monithon.eu